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South Africa 2015 - la seconda spedizione

Ed ecco che quasi "senza passare dal via" si mollano mutina e braghe corte per far spazio a piumino, cappello e muta stagna: destinazione Sud Africa.
Anche questo è un ritorno, perchè il Sud Africa ci ha già accolto lo scorso anno, e come sempre nei ritorni, si ritorna con piacere perchè vuol dire che si è lasciato una buona impronta, professionale e prima ancora umana, e che l'orizzonte verso il quale si torna ha ancora tanto da regalarci.

Si torna anche, questa volta, con un filo di sana apprensione perchè lo scorso anno la natura maestosa e imponente del Sud Africa non fu generosissima...ma d'altronde l'inverno australe e un oceano così grande a volte possono essere padroni di casa un pò austeri. Si torna a Port Elizabeth, si torna alle abilità e all'esperienza di Rainer e della squisita Silke, si torna a raccontare a nuovi compagni di viaggio il fascino, la bellezza, la fragilità e l'importanza ecologica della predazione e dei piccoli e grandi predatori del mare.
Con lo scopo ultimo, e speriamo non la presunzione, di educarli alla conoscienza e al rispetto di questo importante e delicato ruolo ecologico; e con la volontà di farne cogliere eleganza e bellezza senza scadere nell'inutile, puerile e controproducente visione del feroce predatore che forse potrà esaltare per qualche minuto l'ego adolescenziale di chi parla e di chi ascolta, ma che di sicuro non aiuta a un corretto approccio con il delicato mondo dei predatori.

Questo è lo scopo, c'è poi la speranza che quell'oceano e quelle terre così ricchi e così vasti possano donarci gli incontri, le osservazioni e le emozioni capaci di rendere il Sud Africa un luogo indimenticabile.

Si inizia subito, il primo giorno, con l'oceano a ricordarci che è lui padrone di casa, e che le sue onde di 6 metri oggi ci lasceranno a terra, costretti a cambiar programma e andare a girar per terra, per quella terra che a pochi chilometri dal centro abitato ci permette di ammirare in una piccola riserva zebre, giraffe, ghepardi e i rinoceronti neri: direi che per essere una "soluzione di ripiego" siamo tornati a casa col cuore gonfio di gioia e la bocca aperta per lo stupore.
Ci si riporva il giorno dopo, il mare un pò ha mollato ma certo non possiam dire sia piatto; ma in fondo non è un mare, è un oceano quello che viene a frangersi sulla costa, i suoi ritmi e la sua forza son diversi. Un paio di ore a cavalcare onde sul gommone, che se non fosse nella mani di Rainer non mi sentirei così sicuro, per poi decidere che è meglio tornare a terra, che con un mare così qualsiasi avvistamento è a dir poco improbabile.

La gran tempesta di cui abbiam sperimentato solo la coda il primo giorno ha scombussolato non poco lo scenario, passiamo i giorni in cerca di quei segnali che indicano la presenza dei grandi banchi di sardine: le sule, gli skua, i pingiuni e soprattutto i grandi assembramenti di delfini.

E ci son tutti..ma in numero ridotto e con la sensazione netta che siano in perlustrazione: le rotta che tracciano in cielo così come in mare ci fanno intuire che anche loro come noi, stan cercando di capire il nuovo scenario di correnti e di temperature che questa grande tempesta ha scombinato, anche loro come noi sono in cerca di sardine.

Questa ricerca, e la scelta di puntare a questo periodo dell'anno, ci permettono nelle tante miglia percorse per mare di avvistare tante bellissime balenottere di Bryde: un sussulto di emozione ad ogni loro schiena e ad ogni loro respiro; sussulto che si somma ai brividi di felicità quando incontriamo le megattere. Sì proprio le megattere, perchè il periodo è quello in cui questi magnifici cetacei abbandonano le fredde acque dell'Oceano Meridionale per migrare verso nord, verso l'equatore e le sue acque tropicali.
E chi l'aveva mai vista prima una megattera? Così imponente, così bella, capace di lasciar soffocato in gola l'urlo di gioia quando la vediamo sfilare sotto il nostro gommone: nove adulti su un gommone di 12 metri che si sentono piccolissimi quando quel gigante bordato di bianco scivola sotto il nostro gommone quasi a prenderci in giro e a curiosare le nostre reazioni.
Ecco a cosa mi riferivo parlando di "indimenticabile Sud Africa".
 

Ma il colpo di grazia, il momento che ti porti dietro per tutta la vita, arriva sul finire come nei migliori film. Decidiamo che questo è l'ultimo giorno di mare, le condizioni sono decisamente migliorate e abbiamo fatto incetta di delfini, otarie e balenottere, ma anche se i grandi baitball di sardine non li abbiam visti, domani ci aspetta l'Addo Nationla Park e i suoi elefanti.
Quindi verso fine giornata ci regaliamo un'immersione sotto costa, "nemmeno uno dei punti più belli" ammette Rainer, di un'abbondanza e di vita e di colore che mi spingono, ci stiam già lavorando, a organizzare una settimana di immersioni sui quei reef stranissimi e bellissimi.
Il tempo di risalir sul gommone, di accendere i motori e lontano all'orizzonte un salto e un tuffo enormi...e in un attimo realizziamo che le megattere durante la loro migrazione ogni tanto saltan fuori dall'acqua. Quando saltan le megattere, quando fanno breaching, spesso fanno 4, forse 5, salti: questa speranza ci basta per afferrarci al gommone e volare per arrivar più vicini magari per l'ultimo salto. E mentre voliamo con quelle faccie da bambini la mattina di natale realizziamo con indescrivibile gioia che alla prima megattera che abbia visto se ne sono avvicinate altre tre....e saltano tutte.

Si curva la schiena, spunta dall'acqua la pinna cuadale, la megattera affonda per avere la giusta spinta e poi su. Emerge per tre quarti della sua maestosità come l'ultimo dei leviatani e mentre l'acqua ancora scivola su quel corpo immenso, ecco che il leviatano ricade nell'acqua con un boato, con un'onda e degli spruzzi che tra foto e documentari avrò visto mille volte, ma che solo ora riesco veramente a comprendere.
Ci mozzano il fiato, ci portano a intervallare piccole urla di gioia a lunghi momenti di silenzio, quasi a non voler sconsacrare il momento. E vediamo quei colossi saltare e affondare, schiaffeggiare l'acqua con quelle pinne e quelle code, attimi di pura grazie ed energia che riusciamo anche a immortalare con foto e video, ma che sicuro rimarranno scolpiti nei ricordi e nel cuore di noi fortunati ospiti e spettatori.

Si torna indietro, se ne parla per tutta sera e per tutto il giorno dopo, solo l'eleganza e il fascino degli elefanti e di tutti gli altri animali dell'Addo National Park riesce a distrarci e a farci godere di un altro momento, di un altro luogo e di un altra situazione che rendono questo paese così emozionante.

E con tutta questa vita ancora negli occhi..già si pensa ai reef strani e bellissimi che andremo a vedere, e ai nuovi momenti biologici, migrazioni e aggregazioni che vorremmo andare a osservare e divulgare. Insomma, ci si sta lavorando, e con buona probabilità questo è solo un "Arrivederci Sud Africa"...a presto.

Testi e foto @Emilio Mancuso

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