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Puerto Galera 2015 - Reportage

Il periodo è denso, ma denso di quelle tante belle cose che ti spingono a fare di più e a fare meglio, quindi va bene.

Solo che a volte nel turbinio delle idee e dei progetti da inseguire non ci si ferma a far decantare quelle idee, quei progetti e quelle esperienze che regalano tanto sia professionalmente che, prima di tutto, umanamente.
Ed eccomi infatti che su un aereo, destinazione Sud Africa, le ore di viaggio e il rumore dei motori riescono a isolare abbastanza da permettere alla mente di tornare a qualche giorno fa, quando eravamo dall'altra parte del mondo a vivere un lavoro e un'esperienza ricchi come ricchi sono i reef che ci hanno ospitato.

Puerto Galera, isola di Minodoro, Filippine, ci ero stato nel 2008 e ci sono tornato con tanti magnifici ricordi e la voglia di condividerne di nuovi con i nostri corsisti e compagni di viaggio.
Tanti amici che con me han condiviso ormai migliaia di chilometri e tante ore di immersione, e tra loro uno "un pò speciale" con cui nel lontano 2005 ho condiviso il primissimo lavoro, la primissima spedizione e che dopo 10 anni mi onora ancora del piacere della collaborazione lavorativa, ma prima ancora della profonda amicizia...il caro amico Angelo.
Tanti compagni, diversi amici affezionati e qualche nuova conoscenza: tutti comunque accomunati dalla voglia di poter sperimentare il significato della parola Biodiversità.
E possiam dire di sicuro che in questo Puerto Galera ci ha regalato tanto, ci ha mostrato generosa i suoi fondali, dalle dolci cadute dei reef corallini fino a quei fondali così strani di primo acchito, lì dove a un certo punto l'occhio scorge nel grigio della sabbia una miriade di bizzarre forme di vita.
Sia i neofiti che i più avvezzi a viaggiare nel famoso "coral triangle" hanno avuto la possibilità di stupirsi di fronte a tanta ricchezza e tanta diversità, a volte celata in contesti dove così tanta diversità non ce la si aspetterebbe.
E con grande soddisfazione tutto questo stupore si trasforma in curiosità: curiosità nei confronti di queste comunità biologiche, curiosità nei confronti di cosa ha portato questi remoti angoli del pianeta a diventare un immenso laboratorio di evoluzione a cielo aperto, curiosità che spinge a seguire nonostante l'afa e la stanchezza le chiacchierate, le "lezioni di corso" che io e Angelo portiamo avanti tra le tante domande e l'entusiasmo dei corsisti.

Passano i giorni e si accumulano le foto, le curiosità e le esplorazioni di quella terra e quel mare così opulenti, ma prima di tutto solidifica il pensiero che ci abbiamo la fortuna di vivere luoghi così meravigliosi, e la responsabilità di raccontate a chiunque quanto questa bellezza sia delicate e necessità l'attenzione di noi tutti.
Il buon Carlo, nuovo amico trovato in questo viaggio, aiuta i corsisti a migliorare le foto e a superare gli inconvenienti del trovarci gruppo folto in un posto dove a volte le cose semplici diventano complesse, ma la cosa che veramente lascia a bocca aperta è come questo in gruppo di "più o meno sconosciuti" si sia in brevissimo tempo creata quella sintonia che ci permette di godere a pieno di tutto quello che ci si mostra agli occhi, e di ridere dei piccoli inconvenienti che non intaccano affatto la gioia di esser stati lì, di aver condiviso questa esperienza di natura rigogliosa e di divulgazione del suo valore.
Il "finale col botto" ce lo riserva un'immersione notturna a dir poco da euforia.

Il computer dice che siamo a solo 4 metri di profondità, e a quattro metri non soffre di narcosi d'azoto, quindi quello che vediamo è lì e noi siam lì ad ammirare: centinaia di crostacei che ci osservano mentre li fotografiamo, cavallucci marini che fan capolino tra ciuffetti di fanerogame, aplisie e seppioline e nudibranchi e gasteropodi che solcano quella sabbia in cerca di cibo, e persino un "Hairy Frogfish" che se ne va a spasso quasi a fingersi un ciuffo di alghette nella speranza che qualche piccola preda cada nella sua trappola da perfetto mimo.
Oltre 80 minuti di immersione e uscire col pensiero che non è giusto fare aspettare gli altri in barca, oltre 80 minuti di immersione e il pensiero che lì ci sarei restato fino all'alba, questo è uno dei ricordi del viaggio a Puerto Galera talmente vividi che rimbombano più fragorosi del rumore dell'aereo.

Con questo ricordo spengo il pc, chiudo gli occhi e mi preparo alla prossima avventura che speriamo anche questa volta si rivelerà un prezioso momento di approfondimento culturale di di valorizzazione del patrimonio naturalistico...Ma questo inizieremo a scoprirlo tra qualche ora.

Testi e foto @Emilio Mancuso

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